"Adolescenza: la più delicata delle evoluzioni" (Victor Hugo). Riflessioni ai tempi del Covid-19


L'adolescenza è passione.

È stare svegli la notte a pensare a qualcosa che ossessiona, da quanto è bello o da quanto fa stare male.

È desiderare di stare soli, perché nessuno “è in grado di capire”.

È desiderare di stare tutto il tempo con quelle persone che, finalmente, imparano a capire o con le quali è come sentirsi a casa.

È voglia di autonomia e senso di pesantezza di quegli adulti, “che stanno addosso”.

È sentirsi adulti in un modo che vi vede ancora piccoli.

È aver voglia di prenderlo tutto, questo mondo, ma non saper come fare.

È voler essere come tutti gli altri, ma allo stesso tempo essere speciali, almeno agli occhi di chi si ama.

È ascoltare la musica a tutto volume per sentirla risuonare dentro.

È essere esplosivi, scoppiettanti, come dei fuochi d’artificio... ma anche rischiare ogni giorno di implodere.

È avere i pensieri a mille, in un mondo che sembra andare troppo lento, ma anche sentirsi fermi in un mondo che a volte va troppo veloce e che appare lontano.


Tutto questo per dire che l’adolescenza è tanto, è complessa, è di mille colori.

L’adolescenza è un momento di passaggio. Noi psicologi la chiamiamo una “transizione nel ciclo di vita” ed è forse, a mio avviso, la transizione più importante. È quella in cui ci confrontiamo con l’altro e impariamo di avere somiglianze e differenze dalle altre persone… e cominciamo a riempire di significati il mondo che ci circonda; ci facciamo delle opinioni, sentiamo nascere in noi valori, credenze, emozioni, pensieri… sentiamo a volte anche tanta confusione.

Nella testa dell’adolescente ci sono pensieri chiari, definiti, spesso molto “o bianco o nero”, e il mondo dei grandi appare invece così grigio, pieno di sfumature. Pieno di cose che “non si possono fare”, pieno di “dipende”, pieno di “non so, vediamo”… eppure agli occhi di un adolescente alcune cose sono chiare: o così, o così, non ci sono vie di mezzo.

Così gli adulti finiscono per apparire irritanti, perché "non capiscono che alcune cose sarebbero così semplici"… perché "non capiscono come funzionano le cose", oggi, che sono diverse dalla “loro epoca”. Non capiscono il desiderio di stare su Instagram o Tik Tok, non capiscono Ask, non capiscono perché guardare i videotutorial su Youtube… non sembrano capire niente del mondo dell’adolescente.



Forse, invece, possiamo cambiare prospettiva in questo senso. Possiamo chiederci se gli adulti non abbiano semplicemente paura di questo mondo: forse lo temono perchè non sanno come gestirlo... e agli adulti piace tanto sentirsi in grado di gestire e controllare tutto.

Non c’è un manuale del “bravo genitore” o del “bravo insegnante”, si apprende per prove ed errori… e purtroppo agli adulti fanno paura, spesso, gli errori. Allora, per evitare di “sbagliare” gli adulti chiudono “porte” attraverso dei secchi “no, non si può fare”, senza aprire uno spiraglio spiegando “perché non si può fare”perché hanno paura di non gestirlo e di spalancare di nuovo la porta e… infine…sbagliare. È difficile essere un adulto, oggi... ci sono così tante diverse versioni di cosa renda un “buon genitore” o un “buon insegnante” che non si sa più da che parte stare.

Allora, voi adolescenti, aiutate gli adulti a capire…a capire tutto quanto quello vi sembra che non capiscano. Non chiudete anche voi la porta. Aprite per primi uno spiraglio.


Insegnate a questi adulti impauriti dalla vostra energia e dalla vostra voglia di “esplodere” cosa significa sentirsi come vi sentite. Aiutateli a capire come è il vostro mondo, perché noi psicologi lo sappiamo che è un mondo pieno di sfumature anche quello, e che whatsapp e Tik Tok sono “reali” così come lo sono un abbraccio o un saluto… solo che sono una “realtà” diversa, che bisogna imparare a mettere insieme a quella fatta di abbracci e saluti dal “vivo” perchè è tanto bello abbracciarsi e vorremmo che lo provaste con tutti voi stessi, in un mondo che sembra sempre più tenere le distanze, dove il "distanziamento sociale" che stiamo provando in questi giorni sembra quasi la quotidianità.

Accompagnate gli adulti a capire. Accompagnateli oltre la porta.


1. Fate loro sperimentare Tik Tok

Fategli provare cosa vuol dire divertirsi con un video… fate vedere loro come vi aiuti ad imparare, a volte, anche la lingua straniera come l’inglese.


Oltretutto, è anche un bel modo per fare un po' di attività fisica!

2. Fate loro vedere quanto è difficile occuparsi di programmazione di videogiochi o quanto studio richieda fare un video su Youtube. Fateglielo provare!

3. Fate loro capire cosa ci sta dietro ai trapper o perché vi piaccia ascoltare la musica a tutto volume.


Stare in quarantena non è semplice, soprattutto quando si è giovani, e si vorrebbe assaporare tutto il mondo per la prima volta.

Quando fuori ci sono tante cose, e invece bisogna stare dentro.

Quando non si possono vedere più gli amici o si perde la routine.

Quando “stare a casa” non è più rilassarsi, ma è seguire le lezioni, studiare, avere i genitori tutto il tempo che ci dicono cosa fare, cosa non fare, che “stanno addosso”, che sono troppo “vicini”.

Che non sembrano capire la voglia che abbiamo di uscire e che ci ripetono di stare in casa.

Che non sembrano capire che non ci va di stare tutto il giorno a fare i compiti.

Che non sembrano capire che questa situazione fa arrabbiare e rende frustrati.


E allora, se così tante cose non sembrano capire, aiutate i vostri genitori e i vostri insegnanti a capire, ancora una volta…

Spiegate loro che avete bisogno della vostra privacy, anche se vi vedono ancora come bambini (e pazientate)


Gli adulti spesso pensano che l'adolescente che si "nasconde in camera sua" è un adolescente che "ha qualcosa da nascondere". Fate capire, invece, che magari volete solo del tempo per stare da soli e dedicarvi ai vostri interessi o stare in chat coi vostri amici... e magari "cedete" un attimo, aprite la porta per far loro capire cosa state facendo. In questo modo, paradossalmente, ne conquisterete in autonomia!!


Dimostrate agli adulti che sapete organizzarvi la giornata

Stare a casa è difficile, i genitori sembrano non capire che non vi va di studiare tutto il giorno... continuate a ripetere, senza successo, che avete bisogno di staccare. Allora fateglielo capire... non solo "dicendolo", però, ma "facendolo". Dimostrate che avete ragione voi quando dite di "poter fare da soli": organizzate la vostra giornata in modo da seguire le lezioni e fare i compiti "come vogliono gli adulti", per poi avere un sacco di tempo libero per dedicarvi a tutte le vostre passioni in assoluta libertà e divertimento. Provate a dividere la giornata, come facevate quando andavate fisicamente a scuola. Provate a fare un programma e non sarà così strano stare in casa.

Tutti abbiamo bisogno di routine, anche noi adulti, non solo voi ragazzi. Non pensate che per i vostri genitori non sia strano lavorare tutti i giorni da casa e non pensate che per loro sia “bella” questa situazione. Anche loro rivorrebbero la “normalità”… ci stiamo tutti impegnando per tornare alla normalità.


Comprendete i vostri genitori quando vi dicono di “non uscire”, nemmeno loro possono, nessuno di noi può.

Non importa se stiamo bene, non importa il nostro orticello in questo momento, dobbiamo guardare ad un orticello più ampio. Questo è il momento di pensare a qualcosa più grande di noi. E' il momento di guardare a quel mondo fuori come un mondo che è fatto di persone, di persone che in questo momento hanno bisogno del nostro aiuto. Persone che hanno bisogno che stiamo in casa… vorremmo tutti, anche noi adulti, prendere una pizza con gli amici, o fare una serata in casa tra amici in cui ridere e scherzare, ma non possiamo farlo. E non perché “non si fa, punto e basta”, ma perché in questo momento il “distanziamento sociale” è la cosa più utile che possiamo offrire alla nostra società. Solo così possiamo contribuire se in questo momento non siamo professionisti della salute, come medici, infermieri, OSS, psicologi e così via… possiamo contribuire solo stando a casa.


I vostri insegnanti si stanno impegnando tanto a fare tutto col digitale… ve lo sareste mai aspettato?

Quegli stessi insegnanti che non sapevano magari nemmeno usare FaceTime o Instagram… che adesso riescono a farvi le lezioni in video chiamata o correggere i compiti a distanza. Questa può essere anche l’occasione per “rendervi utili”: insegnate loro qualcosa su questi social: consigliatene uno migliore, se lo conoscete. Aiutate il vostro insegnante con il Power Point, se non riesce. Aiutatelo se ha difficoltà col digitale, perché voi siete “Nativi Digitali”, voi siete la generazione che è nata nell’epoca del computer e dello smartphone e che è molto più abile di loro in questo. Siate di aiuto anche voi in questo momento di emergenza, sostenendo i vostri insegnanti…


E voi docenti: lasciatevi aiutare dai vostri alunni, che questo è un momento prezioso!

Insegnateci a "stare insieme" anche a "distanza"


In questo periodo di quarantena siamo costretti tutti a gestire le amicizie online, a scoprire app e giochi da fare virtualmente per passare la serata insieme, o app per chiacchierare e chattare con facilità in gruppo...

E voi sapete bene come si fa a “stare insieme” anche “stando a casa”, perché i vostri genitori ed insegnanti vi rimproverano spesso in questo senso, dicendovi che state sempre “appiccicati al telefono” e che sentire un amico in chat non è come sentirlo dal vivo.


Eppure adesso siamo tutti, come voi, a sentire gli amici in chat o tramite Skype. Stiamo imparando anche noi adulti a gestire le amicizie così e forse, un domani, capiremo meglio che cosa provate voi quando fate quotidianamente in questo modo, se prestiamo abbastanza attenzione a come queste Skype call con gli amici ci fanno sentire.


Capiremo meglio quanto avete desiderio di vicinanza quando chattate con un amico e quanto sia importante imparare, nella vita, a "stare fisicamente in relazione", perchè a volte fa paura ed è difficile, dietro uno schermo viene tutto più facile.


Sicuramente come psicologa, da domani vi capirò ancora meglio, perchè non vi avrò più solamente ascoltati "raccontare" di come si stia in questo mondo sempre accesso, sempre "online"... da domani lo avrò provato anche io.

E quello che sto capendo da questa esperienza, e che avvicina (secondo me) tutti noi adulti a voi ragazzi, è che forse “stare connessi” è un modo per “sentirsi connessi” e sentirsi “meno soli”, come stiamo provando a fare tutti in questa quarantena e come voi riuscite a tentare tutti i giorni.


"Nessuno si sofferma sul periodo di mezzo della vita, quello in cui il bruco lotta per diventare farfalla. Ci si ricorda sempre e solo dello strisciare sulla terra o dello spiccare il volo…L’adolescenza sembra essere un periodo fantasma, occupato solo da un ingombrante soggetto: l’attesa. Eppure è il periodo che più lascia tracce nella nostra personalità. I dolori, le vittorie, le delusioni, le piccole grandi conquiste, tutte quelle emozioni vissute nè con l’inconsapevolezza del bimbo e nè con la rassegnazione dell’anziano – quelle ci hanno formato, plasmato, reso le persone che siamo oggi. Dovremmo dare più importanza agli adolescenti, più valore, più rispetto. Sono loro le farfalle che riempiranno di colore il cielo del nostro futuro"


- Anton Valigt


Ringrazio la Professoressa Rosi per avermi dato l'opportunità di condividere queste riflessioni, maturate grazie ad un confronto con lei su Instagram. Sembra incredibile, ma i social sono anche questo: sono un mezzo per "socializzare", per "confrontarci", per parlarci da una regione all'altra, per conoscere i bisogni di realtà che altrimenti non avremmo mai conosciuto. Grazie a Rosi, e speriamo che questo sia solo il primo articolo in "risposta" ad uno scambio di opinioni e interessi con altre persone e professionisti!